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  Pubblici dipendenti L’altro ieri fannulloni, ieri eroi ed oggi scansafatiche. E’ il momento di dire basta!!
   
Pubblici dipendenti L’altro ieri fannulloni, ieri eroi ed oggi scansafatiche. E’ il momento di dire basta!! “La riorganizzazione del lavoro e dei servizi che si è imposta con una accelerazione tanto improvvisa quanto difficile, poiché su un terreno per troppo tempo poco attenzionato e che anzi ha dovuto subire, negli ultimi anni, tagli su risorse ed adeguamenti di organici afferma Pietro Antonacchio Segretario Generale della CISL FP di Salerno - in assenza di impianti formativi interni e senza strumenti idonei per affrontare la modernità che, inesorabilmente, sopravanza e avanza nonostante la
cultura imperante del menefreghismo legislativo, amministrativo e burocratico sull’esemplificazione dei processi e delle procedure è stata una battaglia che i pubblici dipendenti hanno dovuto combattere da soli e senza strumenti. La maggior parte dei lavoratori pubblici si è trovata costretta a reinventarsi il lavoro; obbligata a mettere a disposizione risorse tecnologiche sue e doverle acquistare a proprie spese per rinnovarle poiché l’obsolescenza programmata ha reso necessario rifornirsi di nuovi strumenti in quanto quelli in loro possesso, se potevano andare bene per le proprie semplici esigenze quotidiane, certamente si sono mostrati inadeguati alla complessità delle pratiche amministrative da processare; forzati a caricarsi delle utenze e del costo del materiale necessario a garantire il buon funzionamento delle attività e a lavorare oltre l’ordinario e fino a notte tarda senza alcun riconoscimento economico e per molti di essi con perdita di salario accessorio per indennità non erogate, buoni pasto negati e produttività decurtata, scelte unilaterali ed attivate dalle amministrazioni pubbliche e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali; ad assistere impotenti ad applicazioni di ferie forzate imposte contro ogni logica e dispositivo normativo relativo alla materia; ad applicazione illegittima di istituti regolanti le assenza per emergenza sanitaria ovvero le assenze obbligatorie per coloro affetti da stati di immunodepressione congenita ed acquisita, malattie croniche, terapie salvavita e anticancerogene e altre patologie invalidanti, i quali si sono visti decurtare quote di salario e addirittura calcolare le assenze nel computo delle malattie con rischio di perdere il posto di lavoro se superato il periodo di comporto; a diniego dei permessi per la legge 104/92 e dei congedi parentali, nonostante che le disposizioni ministeriali e normative avessero ben chiarito le modalità di applicazione su ogni specifica materia; a richieste di rientro in servizio dallo smart working con assunzione diretta di responsabilità ma senza che le aziende se ne assumessero direttamente gli oneri di tutela, furbescamente nascondendosi dietro richieste di autocertificazione dell’operatore, con la quale doveva manifestare la sua volontà di rientro, pur senza che gli enti avessero provveduto a mettere in sicurezza ambienti ed addetti. E questa è solo la punta dell’iceberg ma questa è la realtà in cui hanno operato per garantire i diritti delle persone, per cui si chiede per loro il massimo rispetto, senza se e senza ma!”

Il Segretario Generale
Pietro Antonacchio
Firma autografa omessa ai sensi





A TUTTI I LAVORATORI DIPENDENTI PUBBLICI DALL’ESALTAZIONE AL RITORNO DEL PUBBLICO LUDIBRIO
“La presunta tendenza verso la normalità fa emergere, in tutta la sua portata, da una parte la ripresa di un dibattito politico fatto di linguaggio scurrile e fuorviante rispetto ai veri problemi che attanagliano il paese - afferma Pietro Antonacchio Segretario Generale della CISL FP di Salerno - dall’altra tutta l’ignoranza e le ingannevoli, distorte e false certezze sul lavoro pubblico e sui suoi dipendenti. Sarebbe ora di cambiare tendenza, anche alla luce della dedizione al lavoro che hanno dimostrato tutti i dipendenti pubblici, che basterebbe da sola a smentire gli economisti dell’effimero e la politica del pressapochismo e del benaltrismo. Eroi di ieri, fannulloni dell’altro ieri, nell’oggi stanno ridiventando gli scansafatiche del domani con la facilità che solo i campioni mondiali dell’imbecillità unita alla loro grettezza culturale, possono far passare per una corretta analisi del presente. E’ ora di dire basta con gli attacchi gratuiti con cui sono costretti a convivere nel quotidiano i dipendenti pubblici, poiché meritano rispetto in quanto lavoratori e lavoratrici, avanguardie della garanzia dei diritti della nostra carta costituzionale, dalla salute all’istruzione, dalla mobilità alla cultura, dalla sicurezza alla previdenza i quali, oggi più che in ogni altro periodo storico, sarebbero stati messi in discussione ineluttabilmente. Non è un caso che in molti paesi nel mondo, l’epidemia da corona virus stia mettendo in seria discussione la democrazia e i diritti fondamentali di gran parte dell’umanità. Mettere in contrapposizione il mondo del lavoro privato con quello pubblico, è il tentativo pacchiano di alimentare il conflitto tra chi è stato costretto ed ha subito tutte le conseguenze, anche gravi in termini di decurtazioni salariali, a causa degli ammortizzatori sociali, quanti rischiano il lavoro, quanti il lavoro l’hanno già perso e quanti sono stati costretti, poiché non liberi di scegliere di lavorare in remoto - smart working ovvero lavoro agile - e nonostante il sistema si sia dimostrato impreparato e inidoneo ad attivare tale modalità, in termini di riorganizzazione dei servizi e delle filiere produttive sociali, sanitarie, assistenziali, previdenziali, scolastiche e di tutti i servizi pubblici inclusi la sicurezza. Una riorganizzazione del lavoro e dei servizi che si è imposta con una accelerazione tanto improvvisa quanto difficile, poiché su un terreno per troppo tempo poco attenzionato e che anzi ha dovuto subire, negli ultimi anni, tagli su risorse e adeguamenti di organici, assenza di impianti formativi interni e senza strumenti idonei per affrontare la modernità che, inesorabilmente, sopravanza e avanza nonostante la cultura imperante del menefreghismo legislativo, amministrativo e burocratico sull’esemplificazione dei processi e delle procedure. La maggior parte dei lavoratori pubblici si è trovato costretto a reinventarsi il lavoro; obbligato a mettere a disposizione risorse tecnologiche sue e doverle acquistare a proprie spese per rinnovarle poiché l’obsolescenza programmata ha reso necessario rifornirsi di nuovi strumenti in quanto quelli in loro possesso, se potevano andare bene per le proprie semplici esigenze quotidiane, certamente si sono mostrati inadeguati alla complessità delle pratiche amministrative da processare; forzati a caricarsi delle utenze e del costo del materiale necessario a garantire il buon funzionamento delle attività e a lavorare oltre l’ordinario e fino a notte tarda senza alcun riconoscimento economico e per molti di essi con perdita di salario accessorio per indennità non erogate, buoni pasto negati e produttività decurtata, scelte unilaterali ed attivate dalle amministrazioni pubbliche e senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali; ad assistere impotenti ad applicazioni di ferie forzate imposte contro ogni logica e dispositivo normativo relativo alla materia; ad applicazione illegittima di istituti regolanti le assenza per emergenza sanitaria ovvero le assenze obbligatorie per coloro affetti da stati di immunodepressione congenita ed acquisita, malattie croniche, terapie salvavita e anticancerogene e altre patologie invalidanti, i quali si sono visti decurtare quote di salario e addirittura calcolare le assenze nel computo delle malattie con rischio di perdere il posto di lavoro se superato il periodo di comporto; a diniego dei permessi per la legge 104/92 e dei congedi parentali, nonostante che le disposizioni ministeriali e normative avessero ben chiarito le modalità di applicazione su ogni specifica materia; a richieste di rientro in servizio dallo smart working con assunzione diretta di responsabilità ma senza che le aziende se ne assumessero direttamente gli oneri di tutela, furbescamente nascondendosi dietro richieste di autocertificazione dell’operatore, con la quale doveva manifestare la sua volontà di rientro, pur senza che gli enti avessero provveduto a mettere in sicurezza ambienti ed addetti. E questa è solo la punta dell’iceberg. Sarebbe il momento di ipotizzare che la produttività non si calcoli con il timbrare il cartellino e il monitorare i passaggi attraverso le videocamere e le barriere metalliche, ma con investimenti mirati per poter valutare gli obiettivi e il loro raggiungimento; per riuscire a capitalizzare e a finalizzare la formazione per il personale interno e ad avviare procedure per il reclutamento delle competenze necessarie al governo del cambiamento che inesorabilmente coinvolge tutti i processi e le filiere produttive; per esemplificare leggi e per rinnovare i contratti riconoscendo - il e nel lavoro pubblico - l’elemento unico, essenziale e sostanziale a garanzia dei diritti e doveri di tutta la comunità di riferimento. E’ il momento che tutte le scienze tecniche ed umanistiche escano dai loro limiti intrinsechi che consistono nell’analizzare il passato per capire a posteriori quello che è accaduto - conclude Antonacchio - e che tutte insieme si coalizzino, in una analisi globale del presente ed ognuna per proprio conto ma in una visione complessa ma collegiale e diano il loro particolare contributo ma collaborino per elaborare una strategia completa atta a costruire una società nuova, migliore ed unica, in cui tutti i bisogni della gente vengano declinati e garantiti, oltre a quelli direttamente collegati alla produzione e al consumo. Altri, oltre questi, sono i binari su cui puntare per una società migliore, il benessere all’interno del quale la salute resta un diritto costituzionale fondamentale e l’ambiente e la sua tutela. E’ la rivoluzione del pipistrello cui nessuno più potrà sottrarsi, anche se molti dubbi sulla comprensione di questa inesorabile necessità mi assalgono, allorquando si parla di morti bianche e con le lacrime agli occhi di chi mostra tutta la sofferenza sentendosene il responsabile, si assiste a politici che si arrogano il presunto diritto di rappresentare una moltitudine del popolo italiano, gustano ciliegie mostrando tutta la loro strafottenza. Sono oltre trecento i morti del comparto sanitario per corona virus. Morti poiché in trincea e speriamo che la loro morte non sia resa vana da un ritorno indietro in una scellerata ed infame dimenticanza. Basterebbe questo a dare la motivazione per il rispetto che il lavoro pubblico merita. Non sono morti per la fatalità del destino, che purtroppo coinvolge ognuno di noi. Sono morti per il lavoro e per garantire il diritto alla salute di ognuno di noi. Molti hanno lavorato dietro le quinte e molti a casa, ma era il loro lavoro. E tutti purtroppo, tranne economisti, politici ed opinionisti di parte, sanno che grazie al lavoro dei pubblici dipendenti l’Italia non si è fermata e che anzi per tutti, con le difficoltà derivanti dalla gestione eccezionale di una macchina burocratico-amministrativa non ancora in assetto, sono stati un punto di riferimento concreto e un approdo sicuro su cui poter contare durante questa tempesta virale, porta di accesso verso una modernità tutta nuova e tutta da declinare.”

Pietro Antonacchio
(Firma autografa omessa ai sensi dell’art. 3 del D. Lgs. n. 39/1993)
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Venerdì 26 giugno 2020
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