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SCOMPARSO A MERCATO S. SEVERINO IL CORNICIAIO E MECENATE D’ARTE ITALO GENTILE Mercato S. Severino perde uno dei suoi personaggi più celebri: il corniciaio e mecenate Italo Gentile. Il simpatico e schietto artigiano, “maestro di vita”, cultore d’arte nonché grande conoscitore della realtà cittadina (appunto) sanseverinese si è spento martedì 9 giugno scorso. Alla veneranda età di 86 anni – a luglio ne avrebbe compiuti 87. Amico di numerose generazioni di artisti, locali e/o internazionali (tra costoro: Pietro e Pierpaolo Lista; Antonio Pesce; Carmela De Caro e tantissimi altri ancora)
partecipava alla vita sociale di S. Severino con autorevolezza e simpatia. Era al centro, con la propria maestria, dei fermenti culturali che attraversavano Mercato S. Severino, in particolare, negli anni ’60 – ’70 e ’80. Quando il noto ed affermato centro della Valle dell’Irno (proprio S. Severino) pullulava di pittori e/o scultori. Attorno alla bottega di Gentile, presso la centralissima piazza Cesare Battisti, si era formata – in tutti questi anni – una “élite” (nel senso buono e non deteriore del termine) di artisti validi e capaci. Che progettavano il domani, chiacchierando del più e del meno – con le loro idee, spesso ardite e oniriche – e impegnandosi al servizio della cittadina. Il vero senso del “fare politica” – intesa quale “dedizione alla città” (dal greco “Polis”). E Italo sapeva - con grande sapienza… “pratica”, umile, da “autodidatta” (in un certo senso, se così ci è consentito esprimerci) – coltivare i talenti di giovani (allora) “virgulti” promettenti, che volevano avvicinarsi al complesso e fantasioso mondo dell’arte. Presso i locali della falegnameria (e/o carpenteria) di Italo Gentile hanno frequentato questa particolare “accademia” - di vita, di strada - personaggi quale Giuseppe Rescigno, il già citato Pesce (assieme ai Lista) e anche ulteriori creativi. Compreso l’amico fotografo
(anch’egli con buona padronanza della tecnica – appunto – dello scatto) Gerardo Grimaldi. Un tipo energico, Gentile. Molti gli si rivolgevano con un “nomignolo” abbastanza buffo, che non stiamo qui a ricordare; tutti – però – ne apprezzavano l’autorevolezza e il suo “parlar chiaro”; con veemenza e senza infingimenti. Tipico del Sanseverinese “autentico”: anche il dotto studioso Gino Noia, assieme ad altri storici locali, è stato un “burbero benefico”. Disponibilissimo come Italo Gentile. E la similitudine continua, in quanto anche il Noia attraeva vari “discepoli” (nel significato originario e letterale di “allievi” – dal vocabolo latino “disco”, ovvero “discenti”). Il corniciaio, classe 1933, è stato opportunamente commemorato in data 10 giugno 2020, nel corso delle sue esequie – i funerali si sono tenuti alle 10, all’interno della chiesa di S. Giovanni. Pare che l’artigiano se ne sia andato nel sonno – forse a causa di un infarto; un arresto cardiaco. Almeno così affermavano le prime “voci”, all’annuncio della dipartita. Tra le iniziative e manifestazioni che il Nostro ebbe il merito di organizzare – assieme, naturalmente, ad altri “volontari” amanti e cultori dell’arte (Sanseverinesi e non) – sicuramente merita di essere degnamente ricordata e celebrata la collettiva “Via Vanvitelli” – la strada all’incrocio con la sua “officina”. Memorabili, in particolare, le edizioni (estive od autunnali, per lo più) 1995, 1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2006. Con la partecipazione dei notissimi e validissimi Antonio Pesce (deceduto pochi anni fa); Giuseppe Pizzo; Mario Carotenuto; Salvatore Marrazzo. E poi, Cavaliere; Cibelli; De Caro; Salvatore (padre) e Vincenzo (figlio d’arte) Liguori; Rescigno; Marano; Spirito e molti altri. Diverse generazioni di creativi, quindi. Ricorda – a tal proposito – il professore Massimo Del Regno, tra i “seguaci” (se così possiamo affermare, etimologicamente) di Gentile; di Noia; del centro di servizi culturali a S. Severino: “Il negozio di questo personaggio è stato luogo di incontro di artisti e anche di altri intellettuali. Un vero e proprio ritrovo, per discutere di cultura, arte e politica. Nel rispetto di tutti gli orientamenti, di ogni opinione”. Il Nostro ha “seguito” (se così possiamo dire) altri pittori o manifattori del circondario, nel Paradiso degli artisti. Dopo Pesce e altri. Si ricordano l’affetto e la stima (reciproci) che intercorrevano tra il corniciaio e il già ricordato Gino Noia; entrambi appartenevano a quella generazione in cui i valori del rispetto e della lealtà non erano di certo un “optional”. Le amicizie, in quei tempi, erano forti e schiette; cementate; “sacre”. Anche da “umile” (nella valenza semantica e simbolica mutuata dall’etimo “humus”, donde “humilis” e “homo” – “basso come la terra”) corniciaio, egli ebbe modo di oltrepassare gli anni della guerra e quelli della ricostruzione post-bellica. “Il suo desiderio – ricordano gli amici più vicini, affranti per il suo ritorno alla Casa del Padre – era quello di organizzare, dopo la quarantena legata all’emergenza Coronavirus, una nuova edizione di Via Vanvitelli. Anche per commemorare i defunti Pesce, Liguori (Salvatore), Carotenuto, Marano, Spirito”. Gentile aveva cessato – ufficialmente – le sue attività nel luglio 2017. Oggi, al posto della sua fucina – officina… “dello spirito” per tanti aficionados della cultura “visiva” (ma non soltanto) – è allocato uno studio fotografico. Anch’esso molto accorsato, come ai tempi della giovinezza e della maturità di Italo. Il Nostro lascia – oltre ad un’eredità di affetti e di cultura, unanimemente riconosciuti da Mercato S. Severino alle zone limitrofe; fino a tutto il Salernitano – anche la moglie, Maria Coppola e le figlie Fiorentina e Giovanna. Le figlie vivono da tempo in Lombardia. Inoltre il triste annuncio è stato diramato dalla sorella Irene; dal genero Maurizio Reina; dal cognato Raffaele Coppola; dai nipoti e da vari parenti. Lo ricorda con emozione anche il docente universitario Rino Mele, che pure gli è stato accanto negli anni; partecipando alle kermesse di Gentile. Particolarmente addolorato l’altro “compagno d’arte” Pietro Lista. Che ha fatto affiggere un manifesto sobrio ma significativo (dal latino “signum”) in cui esprime il proprio cordoglio; a nome suo (personale) e della moglie Rosa Cuccurullo. La morte di quest’uomo “semplice” (ma sapiente – sempre alla latina) lascia un vuoto anche nel campo della “falegnameria”. Un mestiere che si sta lentamente estinguendo – almeno dal punto di vista puramente artistico - poiché oggi le arti (cosiddette) “minori” (oppure “tecniche”) sono ormai retaggio di pochissimi maestri. “Maestri” nel senso pieno della parola – s’intende. Concludiamo questo nostro servizio e/o contributo con il ricordare che, su alcuni profili “social”, Gentile ha “ricevuto” tanti attestati di stima nei commenti di tanta gente – alla ferale notizia. Un bell’amarcord. Ai giorni nostri, uomini tenaci e “visionari”, lungimiranti come Italo non esistono quasi più. È necessario, pertanto, che la memoria di questo bottegaio/mecenate sia trasferita immediatamente alle nuove generazioni. Magari con degli happening in suo onore; oppure “recuperando” (semplicemente) l’evento di “Via Vanvitelli”.

Di: ANNA MARIA NOIA

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Giovedì 11 giugno 2020
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