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   Cronaca:
  INCENDIO E DEVASTAZIONE DEL RIFUGIO “ALLA PIETRA DEL CORVO” TRA SPIANO E IL PARCO
   
INCENDIO E DEVASTAZIONE DEL RIFUGIO “ALLA PIETRA DEL CORVO” TRA SPIANO E IL PARCO “DIECIMARE”, NEL SANSEVERINESE In questi ultimissimi giorni (la notizia risale addirittura a sabato 27 giugno scorso) alcuni vandali (definiti - sui profili social degli interessati - quali “bastardi”) hanno incendiato il rifugio “Alla pietra del corvo”. Una piccola costruzione, una baracca (appunto) situata tra le ubertose colline di Mercato S. Severino (frazione Spiano) e le rigogliose aree dell’oasi ecologica del parco “Diecimare”. Il sito naturale (protetto dal Wwf Italia) che si estende lungo un comprensorio molto vasto - comprendente i Comuni di S.
Severino; Baronissi; Cava de’ Tirreni. È montata, dunque, la rabbia (ma maggiormente la delusione, la costernazione) da parte degli “amici ecologisti” che si ritrovavano in questo ameno luogo, dopo escursioni; attività di trekking e passeggiate all’aria aperta. In un tratto tranquillo e verdeggiante, adatto anche per attività didattiche e di equitazione. In particolare, sono rimasti basiti i cacciatori (rigorosamente con licenza, che non interferiscono in maniera “scorretta” con l’equilibrio dell’ecosistema – come invece accade ai cacciatori di frodo; spesso senza scrupoli). Alla vista di questo che si potrebbe definire come un vero e proprio “scempio”, gli appassionati dell’arte venatoria “non illegale” dichiarano: “Oggi abbiamo scoperto l’ennesima bastardata inflitta alle nostre montagne”. Per poi proseguire: “Qualche infame ha incendiato e distrutto il rifugio. Un posto che serviva a incontrarci tra di noi: per i cacciatori, per gli escursionisti, per i
pastori, per i cercatori di funghi. Oppure in caso di maltempo – per raggiungere un approdo sicuro”. I responsabili assicurano che la casupola verrà prontamente ricostruita, ma dalle loro parole emergono sdegno e impotenza. A favore della ricostituzione della capanna, anche il capocaccia di Spiano e i suoi amici. Che condividono la passione per questa attività che – se ben… “affrontata” e/o “vissuta” consapevolmente – non costituirebbe un pericolo per l’ambiente circostante. Da quanto affermano gli stessi cacciatori che hanno scoperto l’evento (parrebbe, a tutti gli effetti, doloso), vi sarebbero ulteriori “questioni” in sospeso – riguardante la liceità o meno dell’effettuare l’arte venatoria con e/o senza porto d’armi. Così almeno la intenderebbero gli avventori “pro rifugio”. Che infine ribadiscono – sono le loro parole – di segnalare il tutto all’autorità giudiziaria. A chi di dovere, che sia competente. Alle autorità del caso. La lussureggiante area boschiva del parco “Diecimare” è stata istituita ufficialmente nel 1980, ma solo nel 1993 ha “potenziato” (per così dire) le proprie attività. Per adulti e anche per piccoli. Compresa una fattoria didattica, nonché alloggi per fauna selvatica (rapaci e altri animali non domestici). Tra alterne vicende – tra il 2009 e il 2012 – la zona montana è stata oggetto di… “cure” e di restyling. Il parco naturale consta attualmente di 444 ettari, con interessanti peculiarità geologiche: molto particolari l’area di monte Caruso (con la presenza di rocce calcaree) e quella di Forcella della Cava – caratterizzata, invece, da dolomie e/o calcari dolomitici. Uno degli ingressi è da Mercato S. Severino (da Spiano all’altra frazione Acquarola). Sia a Spiano, la frazione più “green” del Sanseverinese (ben ventidue tra frazioni, casali e quartieri di lignaggio – come la Torre Marcella e “Li Carraturi”) – che è anche l’oasi linguistica dell’antica parlata dialettale a livello comunale – sia ad Acquarola e presso il parco naturalistico “Diecimare” vi è una diversificata “gamma” faunistica che contempla specie anche rarissime. È l’habitat ideale per volpi, serpi, ma anche per rapaci (gufi, poiane) e svariate tipologie di uccelli. Soprattutto è l’habitat preferito dai cinghiali e dai tassi. Che a volte vengono uccisi dai cacciatori di frodo. Cinghiali e tassi sono simpatici “padroni di casa” – nelle ombrose zone boschive e forestali spianesi, acquarolesi e cavesi – ma ovviamente vanno rispettati, come il loro bioma e/o la propria nicchia ecologica. Anche la flora è ricchissima di componenti ecologiche superlative: querce e ontani, frassini, noci, altre tipologie di alberi danno bella mostra di sé in tali zone. Sono luoghi, questi, dove coltivare passioni “ambientaliste”: effettuare escursioni e/o trekking o rilassanti percorsi lungo i sentieri a piedi e a cavallo; prendere “lezioni” di equitazione (anche per principianti – e ciò viene effettuato soprattutto dal gruppo “I cavalieri delle poiane”, con Vito Mariano ed altri responsabili) o comunque godersi la natura e gli stupefacenti spettacoli che offre gratuitamente. Un modo per… “staccare” dalla banalità (a volte) del quotidiano. Per cambiare prospettiva o modo di pensare. I sentieri di Spiano e, in genere, della cittadina in toto sono innumerevoli e assolutamente da percorrere – se si ci si vuol “perdere” nella natura. Che assicura ossigeno, frescura, ristoro in estate e che perpetua – invece - la “competizione” (l’eterna lotta, la gara per la sopravvivenza) con gli elementi atmosferici durante l’inverno. Roba da veri uomini. Ma non solo. Comunque, S. Severino è di certo densa, piena, ricca di bellezze ambientali ma anche di stupende opere antropiche – i suoi beni architettonici, i tesori artistici più disparati e di ogni età. Non ultimo, certo, l’avito maniero dei principi Sanseverino che domina, troneggia, soggioga la pure bella collina. Sembra una collana, un monile che circonda – a mo’ di gioiello – il monte ubertoso che svetta maestoso sulla cittadina. Ricordiamo – infine – che Spiano potrebbe derivare il suo toponimo dalla famiglia Expedia (capostipite, un certo Expedius) oppure trarre la denominazione da Spa – Salus per aquam (una sorta di “centro benessere”, termale). Il suffisso (prediale) in -anus o -anum (-ano) è caratteristico dell’epoca romana (o appena posteriore) e indica gli appezzamenti di terreno affidati ai soldati che tornavano, vittoriosi e valorosi, dalle leggendarie conquiste belliche. E che poi finivano con il divenire dei veri e propri (antonomastici) “cincinnati”, abili nelle “arti” del cosiddetto “otium” – che si contrapponeva al “nec otium” (donde, “negoziato”; “negoziazione”) per terminare (in tranquillità e tra le mollezze) il proprio ciclo di vita militare. D’altronde, nei dintorni di Mercato S. Severino (anticamente conosciuta quale “Rota” – perché vi si pagava il “rotaticum”, sorta di pedaggio o di tassa, nella cittadina con maggiore vocazione commerciale e di traffici della “Campania felix” o fertile) esistono miriadi di località terminanti in “-ano”: Fisciano, Gaiano, Bolano, Bracigliano (da “Vergilianus”, oppure da “Prochilianus” oppure da “Inter brachia montium”) e via discorrendo. Terminiamo definitivamente, con il solo ricordare che nella frazioncina l’artigianato locale era (e, in molti casi, è tuttora) costituito da sporte e “spaselle” (ceste) – realizzate dai “mastri” sportellari; da scale (costruite dagli “scalari”) e da oggetti in legno. Ogni frazione di S. Severino possedeva (e/o possiede, ancora) una sua specificità: ad esempio, S. Angelo “ad maceratam” era (è) rinomata per la macerazione della canapa; Costa, per la lavorazione della pietra (piperno, tufo giallo e grigio; pietra “serena”) mentre Pandola era o è la patria dei finimenti in cuoio o delle coltivazioni delle cipolle. I suoi abitanti, difatti, sono ancora noti quali “cipollari” o “cepari”. In effetti la tipica “cipolla ramata di Montoro” è un prodotto “condiviso” anche nei campi pandolesi – molto vicini alla realtà di Montoro stessa. Tornando a Spiano, i cognomi più diffusi e frequenti del comprensorio sono Acconcia (dall’amalfitano “Acconciagioco” – sic!), Iannone, Vassallo, Salvati. Il piatto tipico risulta – ancora attualmente – essere la prelibata polpetta di baccalà. Leccornia la cui ricetta viene tramandata di madre in figlia. A base di baccalà, formaggio rigorosamente pecorino, pepe, prezzemolo, uova, pane e altri ingredienti. Questa specialità viene cucinata soprattutto in occasione del cosiddetto “Fistone”: la “grande festa”, in atto il venerdì delle Palme, in onore della Madonna Addolorata. Un retaggio ancestrale molto sentito dai devoti abitanti. Che ancora oggi cantano nenie, molto toccanti e di antica derivazione, all’indirizzo della statua – durante la tradizionale processione. Speriamo che la Madonna riesca a far pentire (almeno fossero in grado di rammaricarsi!) gli incivili, gli unni, i vandali che hanno “cooperato” alla riuscita di questo vile atto di inurbanità o di vendetta. E Spiano, oltre alle reminiscenze “pasquali” offre momenti di cultura anche in pieno inverno – con l’happening del presepe vivente; organizzato da qualche anno e molto caratteristico – lungo gli scorci del borgo, che “comunica” con la divina costiera amalfitana e con le sue “perle”.

di: ANNA MARIA NOIA



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Giovedì 2 luglio 2020
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